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Nel mondo delle cryptocurrency si contano più di mille entità differenti, tra coin e token.

Tra queste compare anche il TetherUSD, un gettone virtuale che dovrebbe rappresentare il dollaro americano con cambio 1:1, una criptovaluta ancorata al valore nominale di una valuta fiat. Molta gente ne ha sentito parlare, alcuni l’avranno acquistato o venduto, ma non tutti ancora sanno di cosa si tratta.

Il token TetherUSD, in circolazione dal 2015, è stato creato ed emesso da Tether Limited, (una società di Hong Kong con delle filiali alle Virgin Island). L’idea di creare una cryptocurrency con un valore di prezzo stabilito (una stablecoin, appunto) che non risenta quindi dell’andamento del mercato criptofinanziario è già stata in precedenza oggetto di tentativi e discussioni (vi segnalo quello di TrueUSD). Tether ha provato a sviluppare ulteriormente il principio e ha creato questo token, usando una cryptocurrency poco conosciuta chiamata OMNI, con dei termini di utilizzo che non prevedono la rimborsabilità del token stesso. In altre parole, la società non potrà mai rendere ai trader dei fondi in valuta fiat in cambio dei token da loro emessi.

In un primo momento, a seguito di un audit bancario, è stato possibile verificare che a fronte dell’emissione dei token esistessero dei trasferimenti di denaro fiat – su conti bancari di Tether – in egual misura, ma da un po’ di tempo a questa parte si vocifera che Tether abbia continuato a emettere token che non sono sono “assicurati” da un fondo in valuta fiat. Una notizia che ha iniziato a diffondere preoccupazione nella community delle criptovalute, già messa in allarme dalla circolazione di altre indiscrezioni non troppo rassicuranti.

Bitfinex, l’exchange che nel 2017 aveva il maggior volume di scambi del mercato criptofinanziario, condivide con Tether lo stesso management, e in particolare il suo CFO, l’italiano Giancarlo Devasini (sul quale vi segnalo una notizia alquanto eloquente). La Commodity Futures Trading Commission, l’autorità americana dei mercati futures, ha accusato le due società (Bitfinex e Tether) di aver manipolato il prezzo del Bitcoin alla fine del 2017, utilizzando i Tether creati dal nulla. (Per maggiori informazioni potete approfondire in questi articoli de “Il Sole 24 ore”: Cos’è Tether, la criptovaluta legata al dollaro che fa tremare il Bitcoin e I misteri di Bitfinex, la più grande «Borsa» di bitcoin).

Di conseguenza, molti utenti, investitori e trader, spaventati da queste informazioni, hanno ritirato i propri fondi da Bitfinex. Molti pensano che, in risposta  a questa perdita di liquidità su Bitfinex, Tether abbia pensato bene di inventarsi il TetherEUR e di emetterne a piacimento così come aveva già fatto in precedenza con il TetherUSD. Tutto questo non ha fatto altro che alimentare l’inquietudine verso Bitfinex, Tether e i loro token. Ultimamente, inoltre, è circolata la notizia dell’intenzione da parte dell’exchange “Bit-Z” di bloccare le operazioni di trading con TetherUSD sulla propria piattaforma di trading.

I token di Tether non sono generati in maniera decentralizzata e stabilita da un protocollo come avviene col Bitcoin: l’emissione e la distruzione di token è completamente nelle mani della società. Questo, unito alla preoccupazione che Tether non disponga della liquidità in dollari necessaria per coprire interamente la quantità di tether in circolazione, potrebbe avere dei risvolti altamente negativi per l’ecosistema della cryptosfera.

Il consiglio quindi è quello di stare allerta ed evitare, se e quando possibile, di detenere TetherUSD o TetherEUR nei propri account sugli exchange, per scongiurare il pericolo di ritrovarsi un giorno con un pugno di mosche in mano.

Alessandro
Autore

Sono un esperto di Cyber Security, ho lavorato per infrastrutture critiche nazionali, per il settore bancario, per quello delle telecomunicazioni e dei media, early adopter del Bitcoin dal 2012, ho collaborato alla fasi iniziali di diversi progetti italiani sulla blockchain.

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