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Il concetto di Blockchain utilizzato in Bitcoin, o in altre criptovalute, non è altro che un insieme di tecnologie già esistenti (proof-of-work, crittografia a chiave pubblica, gossip network) unite per formare un’unico grande sistema decentralizzato.
I sistemi che utilizzano blockchain ma che rimangono comunque ancorati ad un controllo centralizzato non fanno altro che rovinarne le potenzialità ed i punti più innovativi.

In questo articolo andrò a presentare una serie di alternative alla Blockchain, che utilizzano alcuni aspetti di blockchain stessa con i relativi pro; ma con un costo economico e computazionale decisamente inferiore.

Ricevute

Ho avuto modo di assistere ed ascoltare un’enorme serie di pitch sulla “tecnologia blockchain“, molte volte relativi a settori o nicchie estremamente “deep” dove sono presenti una serie di problemi che potrebbero essere risolti sfruttando blockchain. La maggior parte di questi pitch parte essenzialmente esponendo il problema e dimostrando come blockchain andrebbe a risolvere lo stesso. Molte volte, il problema è relativo alla data integrity.

Per semplificare, immagina un gruppo di entità che non sono d’accordo su una particolare transazione o gruppo di transazioni, ciò risulterebbe in un conflitto.
Solitamente una persona o gruppo in particolare si sentirebbe ‘truffato’ e, nel peggiore dei casi, ciò potrebbe avviare una serie di procedimenti legali che potrebbero addirittura finire con un audit.

ricevute alternativa blockchainLa promessa che viene fatta durante questi pitch è che Blockchain risolve il problema. Come? Avendo un database comune oggettivo dove tutte le parti coinvolte possono verificare tutto ciò che necessitano, evitando una serie di inutili e costosi problemi. Questo è un problema reale e comune e la possibilità di poter scoprire immediatamente chi sta facendo qualcosa di sbagliato e poterne dare la colpa con assoluta certezza è una cosa estremamente desiderata in ambito business.

Ciò che troppo spesso non viene compreso è che blockchain, in questo specifico caso, è una modalità di gestione dei dati estremamente costosa e non conveniente. Questo tipo di dati, già verificabili tramite ‘tecnologie convenzionali’ non necessitano di essere distribuiti.
In effetti, inserire dati verificabili e che solitamente dovrebbero essere privati, potrebbe generare un serio problema di privacy.

Gruppi che non fanno parte della transazione (competitors, giornalisti, ecc.) potrebbero con assoluta tranquillità e libertà, studiare ed esaminare una particolare serie di dati registrati nella blockchain.
Questo è un compromesso della privacy per uno storage costoso e lento, ma verificabile e ridondante.

Ciò che sarebbe più appropriato per un use-case di questo tipo sarebbe la semplice crittografia a chiave pubblica. Anzichè replicare e distribuire lo stesso set di dati in più posti, il che è lento e costoso, si potrebbe semplicemente “emettere della ricevute”.
Una ricevuta firmata da tutte le parti coinvolte, assieme ad una sorta di auditor di terze parti, è un modo decisamente più economico e veloce per conferire integrità ai dati rispetto all’avvalersi della blokchain per il coordinamento di tali azioni.

Le ricevute esistono da migliaia di anni e sono tutt’oggi utilizzate per la loro semplicità ed economicità di emissione. Forniscono una ‘prova’ di un qualcosa di accaduto in una modalità che preclude alle parti coinvolte nella transazione di cambiare qualcosa in un momento futuro.
L’aggiunta della crittografia a chiave pubblica e la potenza computazionale dovrebbero rendere molto più semplice l’integrità dei dati e permetterebbero un auditing dei dati in tempo reale. Un’architettura in cui ogni parte coinvolta nella transazione conserva il proprio database di ricevute firmate è un’alternativa più economica e veloce a una blockchain.

Database centrale con API

A seconda di come definisci blockchain, potresti essere in disaccordo con questo punto.
In sostanza, tutte le nuove voci/dati del database devono prima passare per un’ente centrale, consentendo comunque a tutti gli altri partecipanti del sistema a replicare i dati come meglio credono.

Questa è una “blockchain” nel senso che è formata da una serie di blocchi (ognuno dei quali è sua volta un’insieme di dati ordinati) memorizzati in una determinata locazione, il che non comporta una decentralizzazione.
I dati vengono validati da un’entità centrale, ma possono comunque venir firmati dalle controparti.
Per quanto concerne il tipo di soluzioni, questa in particolare non è molto diversa rispetto ad un qualsiasi servizio centrale con API (Application programming interface) aperte.
A quali dati è consentito accedere determina il livello di trasparenza e privacy; questa cosa in particolare è il punto più importante e grandioso di un’architettura come questa.

Non è decisamente qualcosa di nuovo ed innovativo, anzi, è ormai lo standard per molti marketplace ed e-commerce. eBay per esempio utilizza proprio questo tipo di architettura ed è in piedi da oltre 20 anni in centinaia di paesi diversi. Definire questa architettura come “blockchain” sarebbe come definire una carrozza trainata da cavalli “automobile” perchè, tecnicamente, in grado di ‘muoversi da sola’.
Uber e AirBnB sono altri due esempi che calzano a pennello, hanno un’architettura molto simile in cui le nuove voci nel database vengono create e verificate da un ente centrale.

alternativa blockchain apiIl software che essenzialmente sta creando una migliore infrastruttura IT per un particolare settore non è la cosa peggiore al mondo, anche se non penso che ci sia qualcosa di veramente rivoluzionario in questo caso.

Una versione decentralizzata, d’altro canto, è estremamente difficile da sviluppare e rendere operativa. In questo caso infatti, non solo i dati devono vivere in molti nodi diversi (invece di essere opzionale), ma la sincronizzazione tra questi diventa molto lenta. Il software dovrebbe anche determinare in modo obiettivo quali voci vanno nel database ed i nodi dovrebbero essere d’accordo ogni volta. Certo, è possibile usare il proof-of-work per distribuire il diritto di aggiungere voci proprio come fa Bitcoin, ma questo è generalmente troppo lento e costoso per un qualsiasi tipo di infrastruttura che abbia una discreta quantità di dati che la attraversano. eBay, ad esempio, genera nel proprio database qualcosa come 10.000 voci al secondo mentre Bitcoin, attualmente, si attesta a circa 3. Altri schemi tendono ad essere vulnerabili agli attacchi Sybil, agli attacchi di coordinamento o comunque hanno difficoltà a stabilire quale database sia canonico.

Inoltre, i costi di sviluppo del software devono essere recuperati in qualche modo e spesso si traducono in token non necessari o tasse di sviluppo da finanziare. Ciò rende queste piattaforme troppo scomode, costose e non scalabili per l’uso effettivo, per non parlare del fatto che rende il sistema difficile da modificare.

Servizio di backup

Un altro use-case comune e sbandierato come innovazione dalle startup blockchain è che i dati vengono sottoposti a backup ridondanti. Questo può essere utile se ci si aspetta che i server dove vengono detenuti i dati vadano spesso offline, ma questa è una motivazione decisamente ridicola per utilizzare una soluzione lenta e costosa come una blockchain.

Tarsnap è un servizio di backup online che richiede la crittografia dei file caricati in modo che terzi non possano accedervi. Tarsnap addebita $0,25/GB per la larghezza di banda + $0,25/GB/mese per l’archiviazione di questi ultimi. Bitcoin costa qualcosa come 1 satoshi/byte, equivalenti a circa $84.000/GB di storage.

La maggior parte dei fornitori di servizi cloud dispone di soluzioni di backup ancora più economiche in grado di replicare tutti i tuoi dati. Si va dallo storage su nastro pensato per il lungo termine al disaster recovery rapido con pochi minuti di ritardo. In uno scenario di backup, la preoccupazione principale è infatti garantire che i sistemi utilizzati per tale scopo siano diversi per ridurre al minimo il fallimento dei backup. Una blockchain non da queste garanzie e non garantisce la replica dei dati in più modi per minimizzarne il fallimento.

Il disaster recovery è un argomento profondamente studiato e una blockchain non è assolutamente un modo economico per effettuare il backup dei dati.

Venture Capital e Bootstrapping

Molto probabilmente il fattore di maggior successo di “blockchain” è quello della raccolta di fondi tramite ICO. Non solo nella maggior parte dei casi sono dei ridicoli scam e schemi ponzi, non solo tra le righe dei termini di queste Initial Coin Offering si trovano diciture che farebbero drizzare i capelli a qualsiasi investirore convenzionale; sono infatti pesantemente manipolate attraverso premine, mazzette per essere ‘listati’ su exchange ed altre attività moralmente discutibili.

Le startup scambiano i token in cambio di denaro, ma le condizioni cui vengono venduti tali token non offrono quasi nessuna protezione agli investitori. Ciò non solo fa un danno agli investitori che non hanno alcuna garanzia di alcun bene o servizio come ‘ritorno’, ma danneggia anche le altre società che raccolgono denaro in questo modo.

ico initial coin offeringLa mancanza di denaro spinge spesso a trovare un percorso verso la redditività. Purtroppo, molte di queste aziende hanno raccolto e continuano a raccogliere enormi somme di denaro senza motivazione con la giustificazione di dover risolvere i problemi MA senza responsabilità. Molte diventano fondi di investimento che cercano di esternalizzare l’innovazione reale finanziando a loro volta altre startup per far si che sviluppino sulla loro piattaforma. Spesso, anche in questo caso, sono ICO e ciò significa che non hanno alcun obbligo di costruire qualcosa di concreto. Si lo so, è una cosa da pazzi… eppure è la realtà odierna delle ICO.

La completa mancanza di responsabilità genera alcune gravi conseguenze; il denaro che viene concesso senza molte responsabilità solitamente tende a non essere speso molto bene… Questo generalmente porta a cause legali che portano a nuove leggi atte a “proteggere i consumatori”. Immagino che non sia questo il punto d’arrivo che immagini per la tua startup…

Le alternative in questo caso sono venture capital e/o bootstrapping. Nel caso di venture capital generalmente vengono speificate delle restrizioni su come i fondatori possono spendere i soldi. Il bootstrapping è anche migliore dato che i soldi provengono direttamente dai fondatori stessi, portandoli naturalmente ad utilizzare il denaro in modi molto più prudenti e positivi.

Conclusione

Utilizzare una blockchain per scrivere una ricevuta, eseguire un servizio centralizzato o  effettuare backup di dati  è come usare un carro armato per fare la spesa, correre in Formula1 o stendere la pasta. Esistono già strumenti che migliorano tutte queste cose e blockchain è semplicemente una soluzione troppo costosa, non scalabile e lenta per la maggior parte dei casi.

Quello che le aziende dovrebbero fare è usare le parti che hanno davvero senso di essere utilizzate in un dato business e smettere di usare parole chiave magiche per vendere la loro idea. L’inganno a lungo termine finirà sempre per danneggiare queste imprese più di quanto aiuti.

Utilizzare una blockchain per raccogliere fondi è forse anche peggio. Il denaro senza restrizioni è, nella maggior parte dei casi, destinato ad un finale negativo e l’attuale modalità con cui vengono finanziati alcuni progetti genera solitamente uno scarso lavoro. Questo è un compromesso di fondi a breve termine per l’ozio a lungo termine. Un ambiente del genere può essere confortevole nel breve periodo, ma a lungo andare fa solamente danni.

Ci sono alternative che sono ben note, studiate e comprese. Invece di guardare “blockchain”, cerca di capire di cos’hai realmente bisogno nel tuo specifico business.

Il clamore intorno alla blockchain è forse peggiore del clamore intorno alle dotcom. Le aziende alla fine degli anni ’90 erano solite cambiare i loro nomi per ottenere l’entusiasmo associato alla tecnologia. Molte aziende stanno facendo oggi cose simili con la parola “blockchain”. Fare un rebranding di un’impresa che vende scarpe, accomunandogli il termine “blockchain” non ne cambia la tecnologia e, anzi, come stiamo vedendo oggi, porta ad un sacco di overselling.

Cerca di distinguerti dalla massa, guarda attraverso lo stupore e l’hype generale, capisci di cosa si tratta e agisci di conseguenza.

Riccardo Masutti
Autore

Sono uno startupper, ethical hacker e consulente di Blockchain/Bitcoin e Digital Marketing. Mi considero una persona intraprendente e molto determinata, faccio del learning transfer il mio punto di forza e questo spiega il perchè sono sempre interessato nelle nuove tecnologie ed innovazioni. Ho una mentalità Open-Source oriented, amo la crittografia e tengo molto alla sicurezza, sia relativa a Bitcoin ma non solo… Bitcoin user and miner since 2011.

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